L’Aglianico del Vulture è un vino ottenuto da uve del vitigno Aglianico, coltivato nella zona del Vulture che si trova in provincia di Potenza (nella zona nord-ovest della Basilicata). Si tratta di un vino rosso di eccezionale qualità, ritenuto tra i migliori d’Italia ma allo stesso tempo tra i più sottovalutati. Non gode infatti della pubblicità di altri rossi italiani come il Barolo, il Chianti Classico e il Brunello di Montalcino.
L’arrivo del vitigno in Italia
Le origini di questo vino sono antiche e non del tutto certe. Si racconta infatti che sia stato portato nel sud dell’Italia dai Greci tra il VII e il VI secolo a.C. Secondo determinate fonti storiche, invece, la sua origine antica è giustificata dal ritrovamento dei resti di un torchio di età romana nella zona di Rionero in Vulture, comune in provincia di Potenza. È stata inoltre ritrovata una moneta di bronzo, raffigurante Dionisio (dio del vino e dell’ebbrezza) e coniata nella zona di Venosa (comune dell’area del Vulture) nel IV secolo a.C. Questi e altri ritrovamenti sono stati essenziali e ci hanno suggerito l’esistenza di una cultura vinicola in quella zona già a partire da quel periodo.
Il vino prodotto in quel periodo, progenitore del nostro Aglianico del Vulture, riscuoteva già pareri positivi, e ce lo dimostrano alcuni aneddoti storici. Pare ad esempio, che nel 212 a.C., dopo aver sconfitto i romani, Annibale avesse mandato i suoi soldati a rifocillarsi nella zona del Vulture conoscendo la bontà del suo vino. Un’altra testimonianza viene da Orazio, poeta romano proveniente proprio dalla città di Venosa, che esaltò la qualità del vino prodotto nelle sue terre d’origine.

L’origine del nome
Esistono diverse versioni per spiegare l’origine del nome Aglianico. Le principali sono due: c’è chi pensa che il nome Aglianico sia ispirato ad Elea – antica città sulla costa tirrenica della Lucania – e c’è chi invece sostiene che sia semplicemente una storpiatura della parola Ellenico. Al di là di quale sia la versione reale, sta di fatto che ad un certo punto i romani ribattezzarono questa particolare vite, chiamandola “Vitis Ellenica”. Il cambiamento da “Ellenico” ad “Aglianico” avvenne durante la dominazione aragonese, a causa alla pronuncia “gl” della doppia elle secondo l’usanza spagnola.
La crescita nel Medioevo
La coltivazione di questo vino è proseguita nel corso degli anni. Addirittura, quando il sud Italia era denominato “Regno di Sicilia” e governato dagli svevi, il re Federico II ne stimolò ulteriormente la coltivazione. Un parere positivo condiviso in seguito anche da Carlo I d’Angiò, re di Sicilia dal 1266 al 1282. Durante un suo soggiorno estivo con la corte angioina nella località di Lagopesole, nella zona di Potenza, ordinò infatti la produzione di circa 185 litri di vino autoctono. Il sovrano, inoltre, si interessò della tutela dei vigneti emanando disposizioni in questo senso.
La viticoltura è stata sempre crescente nel corso degli anni, anche per l’impiego del vino in ambiti nuovi come quello medico e quello religioso (per la celebrazione della messa). Un aumento che, nel corso del XV secolo, portò i vigneti ad occupare totalmente le pendici del monte vulture. Il vino prodotto veniva sistemato in cantine per lo più ricavate da antiche grotte: tradizione che continua tutt’ora. Era di sicuro un periodo importante per questo vino, che da “Ellenico” passa all’attuale nome di “Aglianico”.
L’età moderna
L’Aglianico continua tutt’iggu ad essere un vino molto apprezzato. Emblematico in questo senso quanto accade all’Esposizione Internazionale di Milano nel 1906, che comprende anche dieci campioni del vino del Vulture. L’ennesimo riconoscimento per questo vino, a cui si aggiunge quello del 18 febbraio 1971 e cioè quando gli viene conferito il marchio DOC. Nel 2010, infine, la tipologia “Superiore” di questo vino viene insignita della denominazione DOCG.
Principali caratteristiche dell’Aglianico del Vulture
L’Aglianico del Vulture è un vino rosso dal colore rubino intenso, che quando invecchia assume riflessi arancioni. Un’altra sua caratteristica che cambia con il passare degli anni è l’odore: sempre più armonico e gradevole. Un profumo che comprende dei sentori appena accennati di fragola e lampone. Il suo sapore è invece asciutto, sapido e armonico e, con l’invecchiamento, diventa sempre più vellutato.
Avendo numerose caratteristiche che cambiano nel corso degli anni, è opportuno conoscere dopo quanto può essere considerato “vecchio”. Il periodo stimato è di almeno 3 anni, mentre per essere identificato come di “riserva” sono necessari quantomeno 5 anni di conservazione in barrique.
La sua gradazione va dall’11,5 al 13% di alcool. Una caratteristica che, unita a quelle precedentemente elencate, fa sì che sia un vino particolarmente adatto a determinati tipi di alimenti. Solitamente, infatti, l’Aglianico del Vulture viene utilizzato in pasti che prevedono carni – sia bianche che rosse –, selvaggina e formaggi molto stagionati.
