Nella tradizione italiana e non solo, un buon piatto non può essere considerato tale se non è accompagnato dall’olio d’oliva. Un prodotto che abbina qualità, bontà ed importanza per la salute delle persone, risultando infatti un elemento essenziale per ogni tavola che si rispetti. Un alimento di grande storia e tradizione, che non ha quasi mai perso il suo ruolo da “protagonista” indipendentemente dall’epoca di riferimento e della popolazione presa in considerazione.
Le origini dell’olio: oggetto di miti greci usato non per scopi alimentari
La tradizione dell’olio d’oliva è talmente antica che lo si può trovare già nella mitologia greca. Si dice che Zeus, al momento di affidare Atene ad un sovrano, decise di creare una gara tra dei e premiare colui che avrebbe portato il dono più utile. Rimasero per ultimi Atena e Poseidone, portatori rispettivamente di un ulivo e di un cavallo bianco. Zeus decise di privilegiare Atena – portatrice del dono della pace – rispetto a Poseidone, che invece aveva portato un simbolo della guerra. Una scelta che poi ha influenzato la tradizione popolare e di molte religioni tra cui quella cristiana, che ha dato all’ulivo una dimensione divina.
I primi cenni storici reali dell’olio d’oliva, invece, non sono di provenienza greca. Nel 4000 a.C. si hanno testimonianze sull’utilizzo dell’olio in Armenia, in Palestina e in India. Un prodotto che non veniva usato come accompagnamento per determinati cibi, ma come unguento per la pelle, come medicinale o come strumento per alimentare le lampade. Un’usanza portata avanti a Creta in età minoica (dal 2700 a.C. al 1400 a.C.).
L’epoca dei Romani: l’olio diventa un prodotto commerciale
Grazie all’arrivo dell’olio d’oliva a Creta, i Greci hanno poi diffuso questo prodotto in tutto il Mediterraneo. In seguito, i Romani hanno avuto un’influenza importante sulla storia. Innanzitutto, hanno contribuito all’espansione della pianta dell’ulivo portandola in tutti i territori dell’Impero. Una diffusione arrivata fino ai territori del nord Europa, che ha migliorato la coltivazione di questa pianta. Inoltre, il popolo romano ha reso l’olio d’oliva uno strumento per pagare i tributi.
Oltre a renderlo una sorta di moneta, i Romani hanno preso atto dei numerosi usi che si potevano fare di questo prodotto, classificandolo in più tipologie. Un processo che ha avuto delle conseguenze sul piano del mercato, creando la figura del venditore d’olio e favorendone la commercializzazione. Quest’ascesa, però, ha subito uno stop drastico in concomitanza con la caduta dell’Impero Romano, con conseguente diminuzione della coltivazione degli uliveti.
Medioevo e Rinascimento: epoche di ripresa per l’olio
Nei secoli successivi l’olio d’oliva vive dei periodi bui, per poi avere una lenta ripresa nel Medioevo. Si tratta di un periodo in cui vengono trovati terreni migliori per la coltivazione dell’ulivo, lasciata un po’ abbandonata a sé stessa nelle epoche precedenti. Una maggiore attenzione dettata anche dai nuovi contratti che vennero creati in quel periodo per i contadini che, tra le loro mansioni, avevano quella di produrre una certa quantità d’olio da dare annualmente ai loro signori.
Il ritorno su larga scala dell’olio d’oliva si completò tra il 1300 e il 1400. Una sorta di rinascimento per questo prodotto, sul quale l’Italia ha avuto una grande importanza. In quel periodo, infatti, l’olio è ormai diventato un condimento e ci sono due scuole di pensiero riguardo a questo argomento: quella del nord Europa e quella del sud dell’Europa. Al nord si prediligono i grassi animali per via di un importante sviluppo dell’allevamento di maiale, mentre al sud l’olio viene considerato il condimento principale. Una convinzione che riguarda soprattutto l’Italia, divenuta nel 1400 la più grande produttrice d’olio d’oliva al mondo.
Dal 1700 ai giorni nostri: olio tra le eccellenze italiane
La considerazione dell’olio continua a cambiare con il passare dei secoli. All’inizio del 1700, comincia una catalogazione dell’ulivo e dei suoi frutti a seconda della provenienza geografica. Nel contesto europeo, l’olio d’oliva viene riconosciuto come un prodotto italiano d’eccellenza: uno status che stimola molte Regioni ad aumentare questo tipo di coltivazione. Il 1700 è anche il secolo in cui per la prima volta viene portato l’ulivo nel Nuovo Mondo, da parte di alcuni missionari francescani. Ci vorranno però cent’anni per veder crescere la commercializzazione dell’olio in America, grazie all’arrivo di immigrati italiani e greci.
Dopo questo periodo florido, l’olio ha avuto una fase altalenante tra la seconda metà del’900 e il primo ventennio degli anni 2000. Il boom economico ha portato molte persone a considerare l’olio un prodotto povero, sostituendolo con grassi animali. Una convinzione ribaltata con il passare degli anni, visto che l’olio d’oliva è diventato un componente essenziale della dieta mediterranea e uno dei prodotti italiani più invidiati dal resto del mondo.
E tu hai mai degustato un buon olio extravergine di oliva?
